Salento sveglia è primavera

Anche in Salento oggi è il primo giorno di primavera e questo faticoso inverno sembra aver intenzione di abbandonarci, speriamo, portando con sé il winter blues. Finalmente si torna all’aria aperta a vivere la natura rigogliosa. Si va per campi a raccogliere erbe selvatiche che solo i nonni riconoscono, la cicoria nelle sue mille sfumature e, perchè no, le “municeddhe” le apprezzate lumache di terra, tipicamente salentine.

Bisogna che ci perdoniate cari lettori ma a noi di Artéteca piace raccontare e… indugiare nella mitologia è un bel modo di farlo.

La nascita della Primavera

E non si può dire primavera senza ricordare il mito più famoso sulla sua nascita, quello della bellissima Proserpina. Si narra che la fanciulla raccoglieva fiori variopinti in compagnia delle ninfe quando Plutone, dio degli Inferi, la vide e se ne innamorò. Proserpina era figlia di Cerere, dea della terra e della fertilità dei campi, protettrice dei raccolti e della vita, colei che faceva biondeggiare il grano, germogliare ogni fiore, maturare ogni frutto. Plutone, invaghito della bella giovinetta, la rapì e la portò nell’Oltretomba costringendola a diventare sua sposa. Cerere disperata cercò la figlia invano notte e giorno, giorno e notte. Nell’aria risuonava la sua voce che gridava disperata il nome della figlia. Quando seppe quello che le era accaduto, fu colpita da un dolore tanto grande che non si occupò più né della terra, né dei suoi frutti. Si abbatterono allora terribili carestie, violente pestilenze e siccità. Non c’erano più fiori, né frutti, i raccolti erano secchi, tutto era spoglio e disadorno. Il mondo era divenuto gelido e straziante, così come l’incolmabile vuoto di questa madre. Giove commosso dal dolore di Cerere, decise di porre rimedio e stabilì che Proserpina avrebbe trascorso sei mesi dell’anno nelle viscere della Terra con Plutone, mentre i restanti sei con la madre. Da quel giorno, ogni volta che Proserpina torna dalla madre, tutto rinasce e ovunque sboccia la Primavera.

Primavera in Salento

Tanti quanti sono i colori che la primavera fa sorgere in Salento, sono le feste popolari che inaugurano questo speciale periodo dell’anno. Ce ne sono tantissime, alcune derivanti dalla tradizione cristiana, altre legate alle persistenze del mondo pagano. Un esempio su tutti è la festa delle primizie, che ha luogo ormai da diversi anni a Sannicola tra l’ultima settimana di aprile e la prima di maggio. Si chiama Lu Masciu, ovvero Il Maggio.

Le origini de Lu Masciu

Le sue origini sono strettamente legate alla storia dell’Abbazia di San Mauro, fondata intorno all’anno 1000 dai monaci Basiliani di disciplina bizantina, rifugiatisi in Terra d’Otranto.

Ancora nel ‘500, ogni 1° maggio (data che nel calendario greco era dedicata a S. Mauro) si celebrava la messa solenne in onore di San Mauro e, insieme ai festeggiamenti religiosi, si svolgeva una fiera nella quale artigiani, commercianti, contadini esponevano i loro prodotti. Intorno alla chiesetta affluivano le genti provenienti dai centri abitati e dalle masserie circostanti.

Lu Masciu oggi

Ancora oggi ci si tuffa nel passato con tanto di costumi dell’epoca per ripetere l’usanza dello scambio tra fidanzati di vassoi ricchi di primizie rievocano le promesse che furono nei secoli ormai passati. Questi scambi che avevano il compito di suggellare la promessa di matrimonio secondo l’usanza bizantina, oggi si ripetono accompagnati da sfilate di traini addobbati di fiori variopinti, sbandieratori e tutto ciò che può al meglio rievocare la primavera come rinascita.

La primavera opera una magia enorme a Sannicola, questo piccolo paese che per un giorno si sveste del grigiore della quotidianità, si scrolla via di dosso la polvere dei secoli e gioisce in festa così come un tempo.