La madonna delle Gnizze, una sorpresa ben nascosta

Nel sud del sud della penisola salentina esiste un grazioso paese di nome Salve. La storia ci riporta
che la fondazione della cittadina si attribuisce ad un certo Salvio centurione romano, cui nella
consueta ripartizione delle terre conquistate, toccarono i campi, sui quali sorse poi il villaggio che
da Salvio si chiamò Salve. La cittadina è nota soprattutto per le sue splendide marine come
Pescoluse e Torre Vado. Ma Salve è ricca di perle artistiche oltre che naturalistiche, lì infatti sorge
una chiesa rupestre risalente al XVI secolo, la cappella della Madonna delle Gnizze. Questo
inusuale nome deriva dalla denominazione della contrada che la ospita.

L’architettura della Madonna delle Gnizze

La chiesetta, oggi interdetta al culto, conserva tutte le caratteristiche delle chiese rupestri dell’area.
La sua architettura è semplice, con una facciata a doppio spiovente; ha un portale unico in conci di
carparo sormontato da una monofora. Le aperture sono entrambe murate per ragioni di statica in
quanto la chiesetta versa in uno stato non proprio ottimale, inoltre l’oculo che si trovava sulla
facciata è andato ormai distrutto. Nonostante lo stato di conservazione non sia dei migliori,
all’interno di questa modesta cappella troviamo un affresco che nella sua evanescenza conserva un
enorme fascino.

Gli affreschi della Madonna delle Gnizze

L’affresco posizionato sopra l’altare, incastonato ella roccia, risale al ‘500. Nell’immagine si scorge
la Madonna della Neve, sebbene il volto femminile e ieratico sia alquanto scolorito dal tempo. La
madonna tiene tra le braccia un bambin gesù con in mano una melagrana, simbolo eterno di vitae di
morte, simbolo di quel ciclo che è l’esistenza. Poco più in alto troviamo ancora delle immagini,
un’Annunciazione. L’angelo ormai evanescente che incontra la Vergine e riservata Maria e le svela
quello che sarà il suo destino.

La leggenda

A Salve si racconta che questa chiesetta sia stata eretta in seguito ad un vero miracolo.
Intorno al 1540 la cittadina fu colpita da una grave epidemia di chissà quale oscuro male. I morti
cadevano come foglie in autunno e le donne pregavano con tutte le loro forze affinchè il cataclisma
terminasse. Ma sembrava non esserci fine all’oscurità di quei giorni fino a che un contadino, vide
pararsi davanti ai suoi occhi l’immagine di una donna che lo invitava a cercarla. Era la madonna che
era apparsa a quell’uomo devoto mentre lavorava nel campi. La madonna chiese all’uomo di
cercare la sua immagine con tutte le sue energie e così fece l’uomo. La madonna gli promise che in
cambio del suo cercare avrebbe concesso la salvezza a tutto il paese. Dopo tanto cercare, l’uomo
trovò tra i rovi l’ingresso ad una grotta e lì un’immagine, l’immagine oggi conservata nella
cappella, e tornò di corsa in paese. Una volt a Salve si accorse che qualcosa di miracoloso era
accaduto: tutti i malati erano guariti. Allora il contadino raccontò cosa era accaduto e molti si

recarono alle Gnizze per venerare e ringraziare quella santa immagine che aveva miracolato il
paese.

La costruzione della chiesa della Madonna delle Gnizze

Successivamente, nel 1616, venne costruita la chiesetta, fu dipinta sull’altare l’immagine della
Beata Vergine Maria e furono incisi i versi “Non tibi sit grave dicere semper Ave” (Non ti sia
faticoso dire sempre Ave).
Nella speranza di vedere presto aperto l’accesso alla chiesa e restaurato il suo interno, noi di
Artéteca abbiamo voluto regalarvi questo racconto perché narrare è vitale per il nostro lavoro e per
la vostra memoria.