casa a corte

Casa a corte: particolarità dell’architettura salentina

Passeggiando nei vicoli delle cittadine del Salento ci si ritrova spesso a spiare dietro ai portoni e lì ci si apre un mondo di semplicità e bellezza inaspettata: la casa a corte.
Ecco il Salento è figlio del Mediterraneo e le manifestazioni abitative tipiche di quest’area hanno diversi punti di contatto, ma di certo la casa a corte è un’espressione tipica delle terre salentine.

Le casa a corte: luoghi di vita familiare

Passeggiando infatti per le vie dei paesi del Salento troverete diversi esempi di case a corte, luoghi dove un tempo si svolgeva la vita familiare e non solo.
Le case a corte originariamente erano delle costruzioni povere, un retaggio della civiltà contadina. Questa tipologia di costruzione si diffuse nel Salento quando gli spazi e i modi dell’abitare non dipendevano dal gusto o dalla moda, ma esclusivamente dalle esigenze legate al lavoro nei campi e all’evolversi delle stagioni.

Com’è fatta una casa a corte

La casa a corte, come dicevamo, è frequente in tutta l’area del Mediterraneo soprattutto per ragioni legate al clima. Infatti in un’area dove il clima è mite per la più parte dell’anno, la vita si svolge preferibilmente all’aperto, sia le attività professionali che alcuni momenti familiari. La casa a corte ha origini antichissime: già nelle città greche dell’VII secolo a.C, troviamo una tipologia edilizia espressa dalla capanna con recinto antistante, matrice forse, del tipo di casa a corte presente nella parte centrale del Salento. La casa a corte così come la conosciamo oggi, risale pressappoco al 1500, in tempi di latifondo, e si è rapidamente diffuso in tutto il Salento. Dal punto di vista architettonico queste abitazioni sono composte da un cortile, al quale si accede da un portale che dà sulla strada. Nel cortile si affacciano tutti gli ingressi delle singole stanze di cui si compone il fabbricato. Questa abitazione nasce per essere unifamiliare, ma spesso ai figli che prendevano moglie si faceva spazio, allargando così il nucleo familiare.

Cosa troviamo in una casa a corte

Il sole che bacia le terre salentine per molti giorni l’anno, ha determinato la scelta di disporre all’interno di una casa a corte di più vani esterni che interni. Ma gli spazi interni erano fondamentali alla vita degli occupanti di queste abitazioni. Dentro la casa a corte troviamo infatti magazzini per le merci, una stalla per le bestie e, ovvio, le camere, abbastanza grandi, ma arredate in modo spartano. In queste ultime la famiglia dormiva e pranzava. Fondamentale era anche l’ambiente in cui era collocato il pozzo che, una volta fornito della pila, ovvero di un lavatoio scavato nella pietra, assumeva svariate funzioni.

L’area esterna

La parte più ampia della cosa a corte è quella esterna. Questa parte della casa era costituita dal giardino e dal cortile. In giardino la famiglia coltivava quello che poteva per le sue necessità, ma non solo. Lì si conservava il letame degli animali che poi sarebbe stato usato come concime.
Gli spazi aperti della casa a corte avevano, oltre alla funzione pratica, una ragion d’essere ben più importante: qui si svolgeva la socialità familiare. Qui i nonni raccontavano ai bambini storie di fantasia, racconti contadini, insomma tutto ciò che forma la tradizione orale di un popolo che si trasmette di generazione in generazione. Qui la sera ci si riuniva tutti intorno ad un fuoco per cantare e ballare i ritmi della tradizione con il semplice ausilio di strumenti a percussione come il tamburello. La voce narrante la faceva da padrone, sia nella narrazione di cunti e culacchi sia nella canzone.

Conservazione della tradizione salentina nella casa a corte

Un popolo si forma, nasce e cresce sulla sua stessa narrazione, per questo la casa a corte ha un ruolo così importante nella costruzione dell’identità culturale del Salento. Ancora oggi il popolo salentino si racconta e si riunisce e in case a corte, ammodernate, senza più il legame con la natura contadina da cui si originavano, ma conservando la volontà di socializzazione e di conservazione della sua essenza. E con quel popolo, anche Artéteca continua a lavorare affinché la memoria di ciò che è stato non si perda e neppure si cristallizzi, ma riviva ogni volta in forme nuove ma dai chiari legami con le proprie origini.