chiesa dei diavoli di tricase

Chiesa dei Diavoli di Tricase: un’altra storia affascinante

Lavorando alla storia che andiamo a raccontare torna in mente Joseph Campbell, grande studioso della mitologia e della religione comparata; è stato colui che ha cercato di catalogare tutte le similitudini tra le mitologie e religioni di tutti i popoli della terra e della storia, nonché è stato uno dei primi ad affermare che esistono degli elementi comuni presenti in ogni fiaba, leggenda, libro o film. Il concetto è molto semplice. Se esistono delle affinità per ogni narrazione, significa che queste sono estremamente importanti per l’uomo. È come se tutti i racconti avessero qualcosa di cui la gente ha assolutamente bisogno (gli archetipi, i simboli, i mezzi psicologici che aiutano l’uomo a crescere e a fare esperienze anche quando i miti e le storie che li propongono sono irrealistici o di natura fantastica, come i minotauri, le sirene e le fate). Siccome tutti indistintamente capiamo inconsciamente il valore di questi simboli, possiamo parlare di rappresentazioni simboliche universali.

Chiesa dei Diavoli di Tricase: ripensando il narrare e l’universale

Campbell disse che: il sogno è la versione individuale del mito, il mito è la versione collettiva del sogno. I drammaturghi, gli scrittori, i registi, i fumettisti hanno inconsciamente compreso i significati psicologici dei vari archetipi, e li trasformano costantemente nei personaggi delle loro storie. E siccome tutti questi sono simboli universali e compresi da ogni uomo su questa terra, possiamo infine giungere ad una conclusione: tutte le narrazioni, che siano film, fumetti, romanzi o racconti, non sono nient’altro che il rifacimento della stessa identica storia, raccontata ogni volta con dettagli differenti.

Per questo Artetéca è convinta che, attraverso la narrazione, quale fil rouge al bisogno universale di storie, sarà più interessante e appagante scoprire un territorio. Tramite l‘immedesimazione nei personaggi delle storie ritroviamo le rappresentazioni psicologiche dei nostri mostri personali. I protagonisti delle storie che seguiamo non fanno altro che indicarci il cammino per sconfiggerli o consigliarci i trucchi per batterli. Nelle tragedie greche o nella passione cristiana, ad esempio, gli eroi muoiono per purificarci (la catarsi). Nelle commedie commettono essi stessi gli errori che poi cercheranno in tutti i modi di rimediare.

La storia di oggi: La Chiesa dei Diavoli di Tricase

La storia è ormai fusa alla legenda tanto da rendere difficile, a tratti, scindere le due cose. Realizzata nel 1685 da Jacopo Francesco Arborio Gattinara, marchese di S. Martino, che cercava la grazia dopo essersi reso protagonista e fautore di decine di guerre sanguinose, fu per anni centro nevralgico per un’importante fiera, quella di San Vito, divenuto il Santo Patrono di Tricase dopo il “miracoloso” evento che vide protagonista l’Arciprete Don Vincenzo Resci, che qui trovò riparo da cani rabbiosi dopo aver implorato l’intervento del Santo adolescente.

Fu proprio la fiera a tenere in vita questa piccola contrada e la chiesetta, dedicata alla Madonna di Costantinopoli, conosciuta anche come Chiesa Nuova, per via della sua forma piuttosto insolita, un ottagono. Non appena la fiera venne spostata nel paese per la chiesa cominciò un periodo di declino che la portò ad un progressivo abbandono, fino all’interdizione al culto avvenuta nel 1878 per mano del vescovo Maselli.

Un cappellano officiava quotidianamente la messa mentre un custode vigilava sulla sua sicurezza. Quando la chiesa venne interdetta il custode non serviva più, la chiesa rimase aperta e in balia di atti vandalici che finirono ben presto a spogliarla delle tele e dei putti che ornavano i suoi 5 altari, dedicati  alla Vergine di Costantinopoli, Sant’Anna, la vergine del Carmine e San Liborio.

Si decise quindi di interdire ciò che restava della chiesa anche allo sguardo, murandone gli ingressi. Così rimase a lungo fino al 2002, quando la rimozione dei cocci di tufo, sostituiti da un cancello, preannunciava l’intento di recupero della struttura conclusosi poi molto lentamente dopo 11 anni,  il 16 Marzo del 2013. La chiesa viene restituita alla città di Tricase con una presentazione suggestiva curata dal regista Edoardo Winspeare.

Anche se del tutto spoglia da ogni ornamento, questa chiesa continua ad affascinare ed ammaliare quanti le passano vicino. La sua storia è solo una parte del fardello che questo tempio deve sopportare. Dietro le quinte c’è infatti molto di più. Fu eretta durante il principato di Stefano Gallone, terzo principe di Tricase, che sposò una parente del suddetto marchese di San Martino. La tradizione popolare vuole che Stefano fosse un principe perfido che non esitava a far saltare le teste di quanti non gli andavano a genio in una botola all’interno della prigione del Palazzo principesco. Seguiva con partecipazione il susseguirsi di manifestazioni paranormali nelle contrade rurali che osservava con rigoroso rispetto e timore. E forse fu proprio per timore che diede la possibilità al marchese Gattinara di redimere parte dei suoi peccati edificando la Chiesa Nuova, in una zona in cui la Malumbra terrorizzava i tricasini. La chiesa avrebbe consacrato le campagne ed esorcizzato il pericolo. L’architetto incaricato fu Leonardo Caliato di Lequile, il quale realizzò in tutta la sua vita solo questo edificio. Strana la scelta della forma, che rievoca il misticismo di Castel del Monte e la postuma, inquietante, intitolazione che le affibbiò il popolo: la chiesa dei Diavoli.

Chiesa dei Diavoli di Tricase: arriva la leggenda, l’eterna lotta tra il bene e il male

Secondo la leggenda il vero appaltatore dei lavori per la realizzazione del tempio di culto fu il Demonio, Belzebù in persona, con il quale il principe tricasino strinse un patto: una chiesa ed un forziere d’oro in cambio di un’ostia consacrata ad un caprone. Il Diavolo mantenne la parola data, il principe invece ritenne di aver oltrepassato il limite e venne meno alla promessa. Satana andò su tutte le furie. Distrusse gli arredi della chiesa, ne  gettò in fondo al canale del Rio (che secondo un’altra leggenda lui stesso avrebbe scavato) le campane che risuonano ininterrotte da allora e occultò il prezioso scrigno che aveva portato in dono al nobile committente.

Una volta interdetta al culto la chiesa divenne una meta ambita da quanti bramavano di mettere le mani sul tesoro maledetto, distruggendo gli altari e scavando sotto il pavimento.

In questo caso di leggende se ne narrano due, la sconda ritorna alla vita del signore del luogo. Si racconta che il principe e il re del male avessero stretto un patto infernale. Questo principe che possedeva il “Libro dei Comandi” aveva sempre la possibilità di chiamare il diavolo e chiedergli tutto ciò di cui aveva bisogno. Ogni volta che si apriva il libro e il maligno diceva “comandi signore”, subito bisognava rispondergli con un ordine altrimenti il diavolo svaniva.

Un giorno il principe gli chiese: “Voglio che il mare in soli tre giorni stia sotto il mio palazzo”. I demoni si misero al lavoro. Costruirono la chiesa in una sola notte, come anche il canale (il Canale del Rio) per congiungere la dimora dell’aristocratico con le acque del mare.

Ma una notte, un servitore curioso aprì incautamente il libro. Il diavolo come al suo solito rispose: “comandi Signore”, il servo non sapendo che rispondere disse: “Torte de rena e sarcene d’acqua” (che in vernacolo significa: torcere la sabbia e fare delle fascine d’acqua). I diavoli iniziarono a intraprendere il nuovo lavoro, ma si resero conto che si trattava di un lavoro inutile e faticosissimo perché per sua natura irrealizzabile. I demoni infuriati decisero di buttare le campane della chiesa in mare e di non finire il lavoro per il congiungimento tra il palazzo e il mare. Si narra che durante la mareggiata, ancora oggi, si possa sentire il suono delle campane nei fondali del porto di Tricase.

Un’altra leggenda racconta invece che il principe, pressato dalle richieste dei contadini che volevano una chiesa in quella zona, si rivolse al demonio. Se avesse portato a termine la costruzione della chiesa in una sola notte, in cambio il principe avrebbe dovuto offrire l’ostia consacrata a un caprone, animale caro al re del male.

Il maligno mantenne la promessa e oltre alla costruzione donò al principe un forziere pieno di monete d’oro. Ma il principe non avendo il coraggio di sfidare Dio, venne meno al patto. Ciò provocò l’ira del diavolo il quale scatenò un terribile tifone che trasportò le campane sino al Canale del Rio, dove nelle notti di tempesta ancora oggi se ne udirebbe il suono.

Ai nostri giorni

Nel 1966 fu acquistata dall’amministrazione comunale che, agli inizi del XXI secolo, ha provveduto al restauro. Con il restauro e la riapertura al pubblico sembra che la triste storia di questa chiesa sia giunta al termine. Non conoscerà più i fasti del passato, ma potrà finalmente gloriarsi di una ritrovata e meritata dignità.

Architettura della Chiesa dei Diavoli di Tricase

Esterno: Possiede un’insolita pianta ottagonale, provvista su ogni lato di una finestra centinata. Sul prospetto principale si apre il portale d’ingresso con architrave recante, al centro, l’epigrafe latina con la dedicazione, il committente e l’anno di costruzione. Al di sopra della cornice dal profilo spezzato si adagiano due volute. Un altro portale si conserva murato sul fianco destro. L’edificio è dotato di un piccolo campanile a vela.

Interno: La spazialità interna, anch’essa ottagonale, è scandita da paraste angolari con capitelli corinzi e da arcate a tutto sesto. Sulle pareti rimangono i resti degli altari originali, un tempo corredati delle rispettive tele. Sull’altare maggiore era raffigurata la Vergine di Costantinopoli, adorata da angeli, santi e dal committente stesso; sugli altri altari i dipinti della Madonna Annunziata, di Sant’Anna, della Vergine del Carmine e di San Liborio.

Il recupero della struttura come patrimonio artistico

Verso la fine del Ottocento la chiesa fu murata. La leggenda lo giustifica come un provvedimento teso a arginare il male racchiuso in quelle mura. La storia, invece, racconta che la muratura delle tre porte si rese necessaria per fronteggiare il continuo saccheggio da parte di vandali e profani. La muratura che impediva l’accesso all’edificio è stata rimossa nel 2002, un primo passo verso un lento recupero e rivalutazione della struttura come patrimonio storico, artistico e turistico.

Con il restauro e la riapertura al pubblico sembra che la triste storia di questa chiesa sia giunta al termine. Non conoscerà più i fasti del passato, ma potrà finalmente gloriarsi di una ritrovata e meritata dignità.