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La Contea di Castro: un tuffo nella storia

Il nostro cammino lungo la via del turismo teatrale ci porta nella Contea di Castro, alla scoperta di luoghi-storie per accorgerci che ci sono posti dove, a percorrerli, si è avvolti da un invisibile soffio che ci trasporta nel tempo che quello spazio ha vissuto nei millenni.

Nella costa adriatica tra Otranto e Leuca, c’è un gemma: Castro. Oltre al mare per cui è noto è oggi una delle aree di maggiore interesse archeologico della Puglia. Sin dagli scavi condotti nel 1980 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, si è rivelato essere centro di antiche civiltà (era abitata già nell’età del Ferro) ma negli anni le indagini sono proseguite e confermano quello che il poeta Virgilio afferma nell’ Eneide  quando, nel terzo libro, colloca il primo approdo di Enea in Italia proprio nella Castrum Minervae (antico nome di Castro), di fronte a Butroto nell’Epiro. Gli scavi sono stati ripresi nel 2000 ed il territorio di Castro ha restituito con generosità reperti importantissimi trasformando una storia raccontata e tramandata, quasi leggendaria, in Storia.

Il ritrovamento di imponenti resti di un tempio dorico ed una statuetta votiva rappresentante Atena, ha convalidato l’ipotesi che il piccolo centro salentino fu l’ attracco naturale al virgiliano mito di Enea in fuga da Troia.

“le brezze bramate crescono ed ormai più vicino

si apre il porto e sulla rocca appare il tempio di Minerva” 

Dal libro III dell’’Eneide

Castro prima di Enea

Castro custodisce nel suo sottosuolo enormi grotte costiere, scenari particolarmente incantati conosciuti con i nomi di grotta Romanelli e Zinzulusa. Questi squarci carsici testimoniamo, nel caso della grotta Romanelli, la primitiva presenza umana è rivelata sia dai numerosi graffiti parietali raffiguranti figure e disegni stilizzati e sia dal rinvenimento di differenti utensili di fattura umana riconducibili all’età paleolitica. Invece per quanto riguarda la grotta più rilevante del Salento, la Zinzulusa, che prende il nome dall’infinita presenza di stalattiti e stalagmiti all’interno della cavità noti dialettalmente come “zinzuli” ossia “stracci appesi”, si sottolinea il recupero di piccoli frammenti ossei di numerose specie animali ed altre tracce di una civiltà primitiva risalente all’età preistorica, paleolitica e neolitica.

Una storia lunga secoli

Secolari e non propriamente definite sono le origini della città, ma le fonti più attendibili riferiscono che Castro cadde prima sotto l’egemonia dei Messapi e poi sotto quella dei Greci e che da questi ultimi acquisì il nome il “Καστρον” che significa “luogo fortificato”. Nel 123 a.C. divenne una colonia romana con il nome di “Castrum Minervae”. Dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente Castro venne soggiogata dall’Impero bizantino e successivamente, durante il periodo turco, divenne un importante centro di frontiera soprannominato “Al Qatara” ovvero il “Castello”.
La città “fortezza”, quindi Castrum, fu sede Vescovile per volere di Papa Leone II dal 682 fino al 1818, mentre nel 1103 per volere della famiglia degli Altavilla, la città venne elevata al rango di Contea. Attualmente il centro storico è un caratteristico borgo medioevale dominato dall’imponente e resistente presenza del Castello “aragonese” e dalle poderose cinte murarie che circondano interamente “Castro alta”. Il Castello di Castro risale al XIII secolo, questo raro esempio di fortificazione inespugnabile,dovuta alla naturale posizione “geografica”, venne ripetutamente attaccata dai Turchi sin dal 1460, cosi durante la dominazione aragonese il Conte Giulio Acquaviva, al servizio del sovrano Ferdiando I d’Aragona, decise di rafforzare le difese del castello ed aumentare le truppe  “via terra”. Nel 1480 anno dell’assedio idruntino, Castro fu bersagliata dall’esercito turco, il Castello venne semidistrutto ed i 2.000 uomini delle guarnigioni aragonesi comandate da Conte Acquaviva furono accerchiati e sopraffatti.

Nel corso dei secoli successivi, Castro divenne una città insicura e per questo motivo gli abitanti decisero di trasferirsi nell’entroterra, lasciando alla desolazione e all’incuria dell’implacabile tempo la mitica Castrum. Tutt’oggi al Castello si accede attraverso un piccolo portone collocato unicamente dal lato sud all’interno dell’acropoli fortificata, e si possono ammirare la torre circolare, il bastione lanceolato, la Torre del Cavaliere ossia la più alta ed imponente torre dell’intero sistema difensivo, e alcuni ed affascinanti tratti delle cortine murarie.

La profondità del mare che ha visto e sa

Solo un borgo di semplici pescatori negli anni in cui la visibilità di un centro era segnata dall’omologazione al modello dettato dal boom economico, oggi Castro vive la sua rivincita, scavando nella propria storia, rafforzando le sue radici in quel promontorio che l’ha sempre eletta luogo d’eccellenza per la sua posizione strategica.

Allontanandoci dall’alta acropoli, scendiamo a “Castromarina” e, attraversando quell’antico borgo di vecchi pescatori, s’alza una sussurrante brezza che dolcemente ci confida il luogo di quella naturale baia dove sono ancorate piccole barche di color di cielo, mentre s’apre di fronte a noi, incastonato tra le rocciose quinte una paesaggistica scenografia marina, un arcano e leggendario elemento che, da queste parti, è ancora puro ed apparentemente immobile nel tempo.

Ad attirare lo sguardo il mare di Castro che ritrovi in ogni angolazione, con i suoi cangianti colori dal verde al blu cobalto, a volte infilati tutti insieme, con quella profondità che testimonia la profondità del tempo, della storia, e la limpidezza  di chi semplicemente è, per sempre; e oltre  il suo orizzonte le montagne dell’Albania, perché questa terra ha sempre visto e conosciuto l’altro.

 

Tra storia e leggenda. Dal mare la leggenda della grotta della Zinzulusa

E dalla terra al mare si srotola la leggenda della grotta della Zinzulusa, perché in un posto incantato non può mancare una favola. Il barone di Castro, un ricco signorotto il cui patrimonio era equivalente solo alla sua avarizia, viveva con la sua famiglia, una moglie ed una figlia, nelle terre salentine. I suoi possedimenti erano molto vasti, la sua sete di denaro cresceva sempre più, giorno dopo giorno, tanto da spingerlo a privare dei beni di prima necessità le sua bambina ridotta a vivere di stenti.

Una fata un giorno decise di venire in soccorso alla fanciulla e di regararle un bellissimo vestito, stracciando quello vecchio riducendolo in brandelli. Gli stracci (zinzuli nel dialetto locale) volarono via fino a raggiungere una cavità naturale dove si prietrificarono formando le odierne stalattiti e stalagmiti, adornando l’ingresso di quella che oggi chiamiamo Grotta della Zinzulusa (ossia la grotta degli zinzuli). La ragazza fu in seguito promessa in sposa ad un principe e la sua vita cambiò drasticamente.

Il padre venne relegato dalla fata all’interno della medesima grotta, arricchita dalle vecchie vesti della figlia, e fu fatto sprofondare nel suolo calcareo. La conseguenza del sortilegio fu l’emissione dal sottosuolo di acque infernali che oggi formano il laghetto Cocito, abitato da specie di crostacei resi ciechi dopo aver assistito al prodigio.