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Otranto: non è una sola storia che racconta un luogo

L’incanto di Otranto nelle parole di chi ha rivelato la misteriosa magia di questa città: da Horace Walpole a Raffaele Gorgoni, da Maria Corti a Rina Durante.

“ … Luna, luna Otratina, chissà quante cose hai visto tu
……
Luna, luna otrantina, la speranza è appesa a un oleandro
E le notti di Puglia sono lunghe, troppo lunghe per finire”
(Rina Durante)

Otranto: il mito e la storia tra Oriente e Occidente

Otranto è l’emblema della millenaria cultura multietnica del Salento. Oriente ed Occidente si raccontano tra le sue mura, le sue stradine, le chiese e il mare.

Un’aura quasi magica aleggia su questa città che, già nella seconda metà del ‘700, ispirò il primo romanzo gotico, Il castello di Otranto di Horace Walpole, segno che la sua storia è sempre stata accompagnata da una sorta di mistero, da una malia capace di influenzare le vicende, le diverse successioni, velando con un incantesimo la violenza, il sangue, che su di essa si è riversato a causa della sua posizione geografica.
Perché è proprio questa la chiave per comprendere e conoscere Otranto, una posizione così strategica, nel passato, da determinarne storia e destino e da ispirare tante e tante storie tra mito e leggenda.

L’Abbazia di Casole, Pantaleone e il Mosaico

L’Abbazia di Casole è centrale in questo groviglio di storia e storie, forse perché sede di una prestigiosa biblioteca, di amanuensi che trascrivendo i testi, magari, saranno stati ispirati a raccontare nuove storie.
Arriva da Casole Pantaleone capace di trascrivere sul pavimento della cattedrale un’enciclopedia spettacolare che si dispiega attorno ad un Albero della Vita. Fra gli spazi vegetali incontriamo storie della Bibbia: la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden, la costruzione dell’arca di Noè, Caino e Abele, la Torre di Babele, Salomone e la Regina di Saba….

Fra esse s’intrufolano a sorpresa protagonisti di leggende medievali, Re Artù e Alessandro Magno, e personaggi dei miti pagani, come Sansone, Diana, Atlante. Dentro una serie di cerchi sono rappresentati i dodici mesi dell’anno con i lavori relativi alle diverse stagioni, cioè la vita terrena e quotidiana. Altrove è evocata la vita nell’aldilà, l’Inferno e il Paradiso.

In altri sedici medaglioni è racchiuso un intero bestiario medievale di ambigui significati simbolici, mentre scorrazzano come in un libero zoo della fantasia animali domestici, feroci, esotici, mostri bizzarri. Nel percorso le domande si moltiplicano.

Perché le radici dell’Albero della Vita non affondano nella terra ma sono sollevate da due elefanti, uno maschio e l’altro femmina? Da dove sbuca un “gatto con gli stivali”? Che ci fa un centauro barbuto con una scacchiera sulla testa? Che cosa significa la scritta “PASCA” accanto ad un grifone alato?
In effetti il pavimento è documento visivo di incroci e di scambi fra saperi e tradizioni diverse nel tempo e nello spazio, mentre si fronteggiavano Bizantini e Normanni. Nel mosaico sono narrati con vivezza popolaresca i principali episodi della predicazione cristiana sulle origini del mondo, sul combattimento fra il Bene e il Male, le virtù e i vizi che segnano la condizione umana e il suo esito ultraterreno.

Il mosaico di Pantaleone non è il solo a raccontare la storia anche dal punto di vista del popolo , in Lo scriba di Casole di Raffaele Gorgoni, un uomo, fortunosamente scampato al massacro del 1480, si aggira per l’Europa per trovare le ragioni di tanta ferocia, per svelare il mistero di quello che, da subito, gli appare come un vero e proprio atto di terrorismo.
Tra immense biblioteche, povere locande e palazzi apostolici; tra principi, zingari, alti prelati e spie; tra Roma, Firenze, Venezia, Belgrado e Cracovia; nell’Europa violenta e crudele, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, l’uomo, sopravvissuto alla strage di Otranto, valuta indizi, accumula tracce, decifra segni. Le motivazioni di tale massacro sono legate dall’autore ad una “macchinazione politica”, un abbandono dei martiri da parte delle autorità.

Una chiave di lettura che accomuna altre due storie ispirate dalla città levantina, L’ora di tutti di Maria Corti, un titolo che è quasi un richiamo a ciascuno di noi, alla responsabilità di scegliere cosa rispondere quando la storia ci chiama. Si perché, i protagonisti del libro, dal pescatore alla bella Idrusa, come i cittadini di Otranto del 1480, non hanno scelto di entrare nella storia, lo hanno fatto altri per loro, loro hanno, però, solo deciso come rispondere.

E non può mancare, per raccontare Otranto, Ballata Salentina, l’opera teatrale di Rina Durante, una delle voci più importanti del panorama culturale salentino.
È la storia tragicomica di quattro musici otrantini, travolti dall’improvviso sbarco dei turchi e costretti a trasformarsi in soldati (contrabbandieri) leoni, e persino eroi, disposti a tutto pur di non essere fatti santi. Una trama narrativa, tra testo recitato e canzoni, con una forte capacità evocativa, di storie vissute e ancora vive, di innamoramenti e stati d’animo, di umani sguardi, scevri di retorica, al cielo, sotto una luna otrantina, nelle notti lunghe, troppo lunghe per finire.

Potremmo raccontare storie su Otranto all’infinito, se volete sentirne ancora, contattateci!