Borgo Piave

Borgo Piave: oltre i Messapi e il Barocco i nuovi borghi rurali nel periodo fascista

Come Cristoforo Colombo, ho fatto una scoperta: una nuova terra, Borgo Piave. Ad una manciata di chilometri dal centro di Lecce esiste un piccolo borgo, separato dal centro da una campagna che fu palude, in cui annega il senso di appartenenza alla città e la memoria della sua esistenza.

«Quasi tutti i giorni vado in giro per i paesi, vado a vedere che aria tira,
a che punto è la loro salute e la loro malattia.
Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede,
mi dice qualcosa di me, che nessuno sa dirmi»
(Franco Arminio dal film-documentario Di mestiere faccio il paesologo).

L’origine di Borgo Piave

Borgo Piave è un villaggio rurale edificato negli anni ‘30 dall’Opera Nazionale per i Combattenti, ente istituito nel 1917 con lo scopo sociale di agevolare il reinserimento dei reduci della Prima Guerra Mondiale nelle attività professionali ed economiche del paese.
Il nome dato al Borgo ricorda l’eroica epopea del Piave, divenuto un fiume sacro all’Italia, e rappresenta il tipico centro rurale, come tanti ne furono costruiti nel periodo fascista in tutta Italia e nelle colonie del Regno.
Questi borghi erano costruiti come centro di servizi per le famiglie assegnatarie delle case coloniche sparse nel territorio della Riforma Fondiaria e ospitavano edifici pubblici come la chiesa, la caserma dei Carabinieri, l’ufficio postale e scuole, nonché il consorzio agrario, lo spaccio e il barbiere.
Si trattò, nella maggior parte dei casi, di fondazioni di varia tipologia insediativa, quasi sempre programmate nell’ambito di una pianificazione territoriale di più ampia scala del territorio agricolo, che prevedeva quasi sempre la bonifica idrico-ambientale di vaste aree. Pensate con una certa lungimiranza, tutte le abitazioni presentano due piani: quello superiore era destinato alle famiglie di reduci, mentre quello inferiore era pensato per i lavoratori stagionali che sarebbero di anno in anno apparsi all’orizzonte per occuparsi delle terre, proprio come accade oggi in luoghi tristemente noti come Rosarno!

L’approdo di Artéteca a Borgo Piave

La riscoperta di questo luogo, di questa che chiamerei isola felice dell’abbandono, Artéteca la fa per mano di un prete Don Raffaele Bruno, una di quelle personalità di cui la chiesa dovrebbe essere piena per compiere a pieno il messaggio cristiano. Don Raffaele è impegnato da sempre nel sociale e lavora affinchè i pochi abitanti della zona non si sentano abbandonati a se stessi ma abbiamo un polo di riferimento in senso sia sociale che culturale.
Ieri, grazie alla sua intraprendenza, Artéteca ha partecipato ad uno di questi momenti aggregativi dedicato alle donne e al dialogo sulle difficoltà della loro condizione. Insieme alla nostra associazione ha preso parte all’evento un’altra realtà leccese di cui andiamo fieri: l’Associazione Donne insieme, che gestisce il Centro Antiviolenza “Renata Fonte”. Grazie alla sapiente guida di Maria Luisa Toto, intervenuta ieri sera, il centro si occupa del fenomeno della violenza contro le donne, i minori e della tratta degli esseri umani, attraverso un’assistenza costante e diretta nei confronti delle vittime. Questo è un tema quanto mai attuale purtroppo e poter partecipare ad un momento di riflessione che parta dal nostro spettacolo Lecce è donna è stato per noi di Arteteca un vero onore.
La cultura e la conoscenza non devono fermarsi alle porte della città ma devono correre lungo le strade che portano fuori dove c’è più bisogno di narrare ed essere narrati, dove lo spazio dell’ascolto è ampio e di storie da narrare ce n’è. Dunque è un nostro preciso dovere, in qualità di operatori culturali, non dimenticare nessun luogo e raggiungere ogni orecchio che abbia voglia di ascoltare quello che abbiamo da dire.
Grazie Borgo Piave per averci accolto… chissà che da questo incontro non nasca una nuova storia…